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Marketing strategico e co-creazione

on settembre 15 | in Cocreazione, Consulenza di direzione | by | with No Comments

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Con il mercato in via di trasformazione dall’innovazione di prodotto all’innovazione di valore, il panorama competitivo anche va adattandosi: in ambienti che stanno diventando sempre più caotici e imprevedibili, con il rischio crescente di “variabili sconosciute”, l’approccio creativo, il metodo cosiddetto dell'”azione prima dell’analisi” – è chiave per promuovere la crescita dell’azienda.

Il primo passo per capire l’approccio creativo è quello di liberarsi dei preconcetti sulla creatività. In primo luogo il grande mito della creatività è che si sia nati creativi o no. Fermo restando che è vero che ci siano persone più creative rispetto alla media della popolazione, e appartengono a un club selezionato di artisti ispirati, designer, compositori e attori e così via, la verità è che tutti noi abbiamo il seme della creatività in noi. Basti osservare un gruppo di bambini dell’asilo per rendersi conto di come falsi sono i nostri preconcetti sulla creatività. DSC_0012-PANO

Siamo tutti creativi, ma siamo educati più o meno di controllare il nostro slancio creativo e guardare la realtà più da vicino. Di qui l'”azione prima analisi” si basa su una serie di tecniche per staccarsi – anche se temporaneamente – dai vincoli che ci circondano, diventando più creativi. Per raggiungere questo obiettivo ci sono tre dimensioni nell’equazione: spazio, tempo e impegno. Quando si parla di spazio, abbiamo davvero riferiamo al fisico circostante: la chiave per promuovere la creatività è discontinuità, che può essere declinato in due diversi aspetti: il primo è la discontinuità dall’ambiente in cui ci troviamo tutti i giorni, perché non si può essere dovrebbe cambiare abitudini e comportamenti normalmente se si è nella propria zona di comfort.

Il secondo aspetto è quello di avere un ambiente discontinuo, che permette diversi tipi di impegni, come una sala giochi di una scuola in cui in ogni angolo possono essere praticate diverse attività. La seconda dimensione chiave è il tempo: la creatività richiede tempo, e più tempo è dedicato ad attività creative più creativi si diventa. Ma per capire la dimensione del tempo abbiamo bisogno di capire, inoltre, che si tratta spesso di tempo libero: famosi designer, che lavorano su impegni creativi tutto l’anno, spesso prendono un sabbatico di diversi mesi fino ad un anno, per viaggiare, per trarre ispirazione e cercare nuove sfide, per cambiare la loro prospettiva. Allenare il cervello alla creatività non è come addestrare il nostro corpo per una maratona.
La terza e ultima dimensione è l’impegno: rendere il processo divertente, è condizione necessaria per rendere le persone più creative. Un sorriso, o altre emozioni positive fanno si che il nostro cervello destro si colleghi emotivamente a agli altri cervelli con cui dobbiamo lavorare.

 I workshop di co-creazione, che utilizziamo tipicamente nella nostra attività di consulenza, permettono di attivare la parte creativa dei partecipanti per permettergli di trovare soluzioni uniche in contesti molto dinamici. A queste sessioni partecipano o consumatori leader di opinione o esperti di settore, o spesso una combinazione di quest’ultimi, insieme a consulenti esterni, un paio di grafici – il cui compito è quello di visualizzare rapidamente le discussioni per facilitare l’interazione e il processo decisionale – nonché i responsabili di marca e di prodotto dal lato del cliente. Durante questi workshop, proponiamo al gruppo alcuni esercizi di gruppo, che sono imperniati nella ricerca di aree problematiche e di opportunità per le marche in questione: parliamo di posizionamento di marca, senza però ricorrere a termini tecnici, o di benefici, rilevanza e credibilità, in una maniera in cui anche i non-esperti di marketing strategico possano dare un loro contributo importante.

Per maggiori informazioni suggerisco il libro!

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